Parole di luce. Cerith Wyn Evans

Words are pictures are words, recita così uno dei poster creati da Post Typography per il Baltimore Museum of Art. Che le parole siano anche immagini ce l’hanno dimostrato in tantissimi, da Alighiero Boetti nei suoi arazzi, a Mario Merz che si domandava Che fare?, a Paul Klee che dipingeva poesie, solo per citare davvero una minuscola parte dell’universo artistico. Il proliferare dell’utilizzo delle lettere come segni grafici al pari di pennellate o di materiali d’avanguardia nelle installazioni contemporanee, sottolinea la natura dialogica delle arti, capaci per antonomasia di mettersi a confronto, mischiandosi e spesso confondendosi, ponendosi anche in discussione in una dialettica fatta di scambio e arricchimento. Le parole sono immagini sono parole per l’appunto.

In questo panorama si muove Cerith Wyn Evans, gallese classe 1958. Inizia la sua carriera come filmmaker, producendo corti e pellicole sperimentali spesso frutto di lavori collaborativi; negli anni ’90 inizia a lavorare con i materiali componendo opere d’arte che indagano il linguaggio, l’espressione di un contenuto attraverso le differenti forme e soprattutto la percezione spaziale, per questo spesso le sue mostre sono site-specific e pensate come occasione unica per esplorare nuovi significati e nuove aperture alla discussione. Le sue fonti concettuali provengono dalla filosofia, dalla cinematografia, o ancora dalla musica e le sue risorse testuali e visuali sono spesso ripetute in varie serie di lavori, per esplorarne tutto il potenziale ponendole in differenti situazioni, contesti, dialoghi.

Le sue personali sono state ospitate in prestigiosi “luoghi dell’arte”, dalla Serpentine Sackler Gallery di Londra l’anno scorso, a Vienna (2013), Glasgow ed Edinburgo nel 2009 o ancora al Musée d’art moderne de la ville de Paris. Ha inoltre collaborato ed esposto ad alcune biennali, come la 53º edizione veneziana o a quelle di Mosca e Instabul.

S=U=P=E=R=S=T=R=U=C=T=U=R=E ('Trace me back to some loud, shallow, chill, underlying motive’s overspill…')Ora spetta al Museion di Bolzano l’onore di presentare la prima mostra italiana, per cui ha realizzato, sempre nell’ottica della progettazione ad hoc per ogni spazio espositivo, una grande installazione dedicata agli astri e al loro moto. Ad accompagnare la nuova produzione ci sono diversi lavori già appartenenti a serie precedenti, come le colonne luminose S=U=P=E=R=S=T=R=U=C=T=U=R=E (‘Trace me back to some loud, shallow, chill,
underlying motive’s overspill…’) 
e le sue enigmatiche e poetiche scritte neon (qui sotto una piccola galleria). La mostra vuole forzare i confini imposti dall scienza con gli strumenti dell’immaginazione e della filosofia, ricercando il Fenomeno nelle sue molteplici declinazioni sensoriali, tra temporalità omaggiando all’indefinibile e all’impercettibile.

Il visitatore si troverà a confrontarsi con fenomeni di ampio respiro che richiedono la sua più alta capacità intuitiva, permettendo all’arte di Wyn Evans di proiettarlo in dimensioni che non sono E=L=A=P=S=U=R=E (In Vitro)percepibili con il semplice raziocinio; tema dominante di questa personale sarà l’astronomia, con uno schermo di luce formato da lettere al neon che narrano l’esperienza di un’eclissi solare, o opere come A Community Predicated on the Basic Fact Nothing Really Matters ed E=L=A=P=S=U=R=E (In Vitro), nate dagli interessi dell’artista per la fisica e in particolare gli esperimenti del CERN di Ginevra sul bosone di Higgs, che non è altro che la materializzazione di una congettura.

Arte.it racconta come l’allestimento sia “Apparentemente statico e sospeso, il movimento impercettibile di alcune piante illuminate da una luce stroboscopica conferisce alla presentazione un aspetto cinematografico. Il percorso di questa mostra catalizzatrice di un insieme infinito di significati si chiude – o apre – al pianoterra con una colonna formata da tubi fluorescenti, che allude allo stile dorico e intende ampliare le coordinate spazio-temporali di Museion Passage”.

Lasciatevi rapire dalle provocazioni al neon di Wyn Evans e provare a sfidare la vostra stessa immaginazione attraverso le sue parole di luce. Per farlo vi basta andare a Bolzano fino al 10 gennaio 2016, per le informazioni date un’occhiata al sito del Museion.

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