Percezioni tecnologiche: Paul Kneale

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Paul Kneale, canadese di nascita e londinese d’adozione, è l’artista al centro dell’ultimo progetto di Artuner, che fino al 4 novembre propone un approfondimento sulla sua poetica grazie alla formula che rende questa piattaforma d’arte online un vero gioiellino: fotografie delle opere ad alta definizione, corredate di interviste e materiale aggiuntivo per poter comprendere e apprezzare appieno la sua proposta artistica.

Kneale esplora le possibili manifestazioni fisiche della realtà virtuale, fatta di algoritmi e flussi di informazioni che sono diventate a tutti gli effetti il nostro ambiente di vita.
La crescente informatizzazione del nostro stile di vita, ha portato a un progressiva traduzione del nostro ambiente domestico in un linguaggio virtuale che tende alla semplificazione e alla depersonalizzazione dei contenuti. Viviamo in un mondo sospeso, sempre online, ove il tempo e la posizione spaziale sono liquidi e le nostre esperienze significative sono sempre più vissute su un piano immateriale come quello delle nuove tecnologie.

Artuner espone i suoi ultimi lavori, gli scanner paintings. Realizzati con differenti modelli di scanner da grande distribuzione, acquistabili da chiunque ovunque, le opere vengono realizzate lasciando lo sportello aperto e senza alcunché sul vetro. La macchina registra così le condizioni esterne, la luce o l’oscurità del luogo, fornendo un differente risultato anche in base alle sue specifiche tecniche: come moltissimi artisti contemporanei Kneale lascia che sia il caso, una combinazione di fattori ambientali e tecnici non controllati, ad agire direttamente e generare l’opera. Alle volte scansiona e sovrappone diversi livelli, o può accadere che un macchinario di bassa qualità non recepisca correttamente il colore, generando un risultato ancora più inaspettatamente originale e unico, “Kneale lets the process manufacture the work” spiegano quelli di Artuner. Particolarmente interessante è la concezione che ha l’artista di questo particolare strumento tecnologico: “With these scanners I like that on the one hand, they’re incredible, technological, image-creating devices. They can transfer an image by scan from a physical object with an incredible amount of detail, far beyond what our eyes can see […] On the other hand, they’re designed to be trash — the really cheap ones, that I buy for around £40 […]. But they’re somehow still really beautiful objects in their complex fragility. They’re not designed to last, so you have to keep buying a new one. It is essentially high-tech garbage. Already corrupted in its brand new state“.

Nella medesima intervista da cui ho estrapolato questa citazione, troviamo innumerevoli spunti di riflessione e interessanti appunti sulla sua poetica artistica, una poetica che spinge inevitabilmente a domandarsi se forse la sua arte sia volta a mettere in discussione la sacralità del gesto artistico in relazione ai nuovi strumenti che questa epoca ci mette a disposizione:I don’t think there’s ever been a moment when the process of representation wasn’t aided by some device. Even if it was just a hollow stick to blow berry juice around the outline of your hand onto a cave wall, or a camera obscura to transfer a figure onto a gridded block of marble for carving. The technological object is always a prothesis of the will of the person who wields it. The thing might have characteristics that are inherent to its structure, what we might call a disposition. […] What is interesting is the play between this disposition in the technology, however advanced or not, and the artists will to use it for an unanticipated or unintended end. Productive misuse is a way to understand things”.

1000 years of sunshine now

1000 years of sunshine now

Gli ultimi lavori esposti dal sito sono solo una parte dei suoi progetti dedicati ai contenuti mediali contemporanei: SEO & Co. ad esempio raccoglie un insieme di script generati automaticamente dalle parole chiave utilizzate da Youtube per migliorare la ricerca, da qui l’artista ha poi sviluppato cinque performance che esaminano il degrado di significato che il linguaggio sta subendo sul web. Sua anche la collaborazione con Google per creare una critica d’arte 2.0, ovvero una nuova applicazione in grado di generare testi direttamente dalle immagini.

Questi lavori aprono la strada a una grande discussione circa i confini tra creatività, ingegno umano e le nuove tecnologie, sottolineando le molteplici problematiche e opportunità da esse generate. Kneale sottolinea come la creatività sia in realtà un concetto molto fumoso, specialmente in un’epoca dove il nuovo non ha più la connotazione di mai fatto prima, ma semplicemente di nuovo per questo tempo.

Vi rimando all’intervista, che consiglio vivamente di leggere e gustare, mettendo da parte i pregiudizi che spesso colgono i non amanti dell’arte contemporanea (“Questo potevo farlo anche io” style) e lasciando che le domande intelligenti e provocatorie poste all’artista diventino domande per noi stessi, persone profondamente calate in questa epoca e in queste opportunità/problematiche (parole che metto come alternativa una all’altra non a caso).

Vi invito inoltre a seguire Artuner in tutti i suoi progetti, è una fonte preziosa di nuove scoperte e puntuali approfondimenti sul panorama artistico contemporaneo.

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