InterattivitArte

In questi mesi d’assenza ho lasciato l’arte un po’ in secondo piano. No, non fraintendetemi, quel secondo piano è in realtà un modo per dire che sono mancati i tempi e occasioni artistiche, se così le vogliamo chiamare.
In questo caldo (troppo caldo) e pieno (troppo pieno) periodo d’esami ho deciso di regalarmi una giornata di riconciliazione con la mia amata e così sono partita alla volta di Milano, per una vera e propria scorpacciata di musei e gallerie: la mattina è iniziata con Studio Azzurro a Palazzo Reale, per poi proseguire presso la Galleria Carla Sozzani e la sua celebrazione del Punk inglese, per finire in un bollente Hangar Bicocca, che complice la temperatura poco adatta alla vita umana, ho potuto girare con libertà e senza la calca che la mostra di Höller sta portando dalla sua apertura (e a cui dedicherò il prossimo articolo).

Questa giornata mi ha spinta ancora una volta alla riflessione su quanto l’arte contemporanea sia sempre più interattività, accompagnando ormai di pari passo la crescente transmedialità della narrazione odierna: leggiamo libri che hanno approfondimenti online grazie a QR Code, giochi virtuali diventano giochi reali supportati anche da carta e penna, da relazioni su piattaforme social e vogliamo parlare della produzione di contenuti dal basso di cui si nutre la nuova industria creativa?
Questa capacità (e necessità) dello storytelling di parlare a una molteplicità di persone e su una molteplicità di piattaforme è figlia della tecnologia e l’arte, in questo senso, non è da meno: abbiamo bisogno di vivere, toccare, essere coinvolti e stupiti.

candelaStAz

Le mostre che hanno accompagnato il mio venerdì pomeriggio rispondono a questo bisogno, un bisogno avvertito e compreso già ben trentacinque anni fa da Studio Azzurro, a cui è dedicata la retrospettiva Immagini sensibili, a Palazzo Reale fino al 4 settembre.
Una mostra dalle enormi potenzialità che finisce per essere però una lunga, antologica, descrizione dell’operato del rivoluzionario gruppo milanese, tra tavole narrative e video delle loro migliori e più celebri performance.
La curatela delude un po’ e dimentica di contestualizzare in maniera corretta le opere: Dove va tutta sta gente è sistemata nel Piccolo Lucernario (saletta che precede quella delle Cariatidi) ma non è comprensibile realmente, se non attraverso la lettura del supporto testuale che ne spiega la collocazione originale.
I testi sono fondamentali così come i video illustrativi, volendo rendere omaggio a un gruppo di artisti che ha creato opere spesso site-specific e non adattabili allo spazio espositivo di Palazzo Reale. Sarebbe stato forse più coinvolgente optare per un percorso più breve ma più concentrato, così da dare una selezionata ma intensa panoramica sui trentacinque anni di Studio Azzurro, che invece rischia di perdersi tra le lunghe didascalie (di cui riconosco però la brillante scelta di inserire i bozzetti e le fotografie originali).

13501661_10209620059799877_1542294336882105954_nPlauso e menzione speciale al lavoro più recente, Miracolo a Milano, incastonato nella meravigliosa Sala delle Cariatidi e pensato proprio per questo spazio: sulla falsa riga di In Principio (e poi), esposto presso il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia del 2013, specchi sensibili aspettano che il visitatore si affacci per far comparire persone, storie, racconti della Milano invisibile, quella fatta dalle persone che ogni notte dormono lungo le sue strade, i parchi, che affollano le mense e i centri di assistenza. Aneddoti, sorrisi nonostante tutto, stralci di vita che volano poi su, nell’ovale della sala, fluttuando e vegliando sul visitatore e sulla città sede, madre, amore di Studio Azzurro.

Una retrospettiva che vale comunque la visita, specialmente se si vuole comprendere le radici profonde dell’arte contemporanea italiana nel momento in cui ha incontrato la tecnologia, con i suoi tappeti sensibili (come Coro), le sue telecamere a infrarossi (Il giardino delle cose, opera che meglio di qualunque altra coglie il novello sposalizio tra operato artistico e nuove visioni del mondo tecnologizzato) e i suoi specchi dove puoi guardarti, essere guardato, guardare (e chissà che direbbe Sartre!).

giphygcose
Le foto e i video sono stati realizzati da me durante la visita
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One thought on “InterattivitArte

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