Bouchra Khalili: The Mapping Journey Project

Come può l’arte rispondere alle problematiche odierne? Come può, con i mezzi spesso bistrattati dai puristi della pennellata e del blocco di marmo, trasmettere le stesse emotive rassicurazioni ai dubbi contemporanei con i moderni metodi di rappresentazione?

L’arte di oggi è contemporanea non solo per un’attribuzione cronologica, ma perché
è e deve essere tale in quanto immagine del mondo odierno, un’immagine che possa aiutare a trovare il capo della complessa matassa che stringe la quotidianità, dove i fili sono strettamente ingarbugliati tra loro e troppo spesso bloccati da grossi nodi, i pregiudizi con le barriere culturali che questi innalzano.

Quest’estate ho percorso l’East Coast americana e ho finalmente esaudito il mio sogno
di visitare il MoMA, vero tempio della storia dell’arte, che sa mettere in dialogo grandi nomi del recente passato con le moderne avanguardie. Proprio in virtù di questa vocazione, fino a ottobre l’ampio spazio che segna l’inizio del percorso di visita ospita il The Mapping Journey Project, dell’artista franco-marocchina Bouchra Khalili.

Schermata 2016-08-30 alle 00.48.42

The Mapping Journey Project

Attraverso video, fotografie e installazioni, la produzione di Khalili dedica ampio spazio alla geopolitica, indagando “il fattore umano” durante i grandi cambiamenti sociali e politici oggi in atto.

The Mapping Journey Project è un’installazione composta da otto video, per otto storie, per otto persone, questa è la formula. Ogni schermo proietta il viaggio e il racconto di individui che sono stati costretti dalle condizioni economiche e politiche a emigrare illegalmente dai loro Paesi verso il Mediterraneo.

IMG_0302

Marron Atrium durante la mia visita

Di questi individui non vediamo i volti, solo una mano e un pennarello ci aiutano a seguire la loro voce mentre disegnano sulla mappa il lungo viaggio, un viaggio condiviso in parte dall’artista, che ha personalmente incontrato e intervistato ognuno dei protagonisti dell’installazione.

L’allestimento dell’opera è parte dell’opera stessa: gli otto video, accompagnati da una piccola panchina per i visitatori, sono posizionati lungo tutta la superficie del Marron Atrium, le voci dei racconti si mescolano, le mappe si uniscono e dividono, creando un planisfero alternativo, un planisfero basato sulla precarietà della vita di chi ha deciso di lasciare tutto ciò che aveva per sperare in un futuro migliore.

Bouchra Khalili mette davanti agli occhi dello spettatore un contenuto semplice nella forma eppure estremamente efficace, senza servirsi di espedienti visivi come drammatiche foto dal repertorio giornalistico e senza lasciare che i protagonisti indugino su dettagli privati e commuoventi.

Una mano, un indelebile e una mappa: una narrazione. Una ragazza disegna sulla cartina il suo sogno di arrivare in Italia, con il suo zigzagare tra Dhaka e Delhi, Mosca e Skopje, per poi tornare a Dhaka e riprovarci passando da Dubai, Mali, Niger e Libia, arrivando alle spiagge di Lampedusa 5 anni dopo (Mapping Journey #5, 2010).

Khalili sa che per parlare di ciò che accade nel mondo contemporaneo e rendere possibile la comprensione a chiunque, di qualsiasi posizione politica sia, si deve raccontare e lasciare che siano le immagini reali, o evocate, a ingaggiare una riflessione sui temi profondi dell’opera (e della cronaca odierna).

Schermata 2016-08-30 alle 01.01.07

Quartier generale del DFLP nel 2015

È solo di un anno fa il progetto Foreign Offices, andato in mostra presso il prestigioso Palais de Tokyo: una serie di fotografie mostrano ciò che n’è oggi degli uffici dei numerosi movimenti rivoluzionari che si stanziarono ad Algeri dopo la sua vittoriosa rivoluzione del 1962. Dai Black Panthers, all’African National Congress e al Democratic Front for the Liberation of Palestine (DFLP), moltissimi gruppi si stabilirono qui per solidarietà, vicinanza o per richiesta d’asilo. Gli scatti palesano davanti ai nostri occhi spazi vuoti, silenzi, assenze, ben lontani dalla spinta viva e focosa dei loro precedenti proprietari. Nasce da questo viaggio reale e fotografico dell’artista, un’altra opera, Archipelago, una mappa astratta dove le varie locations di questi uffici diventano agglomerati intorno alla topografia di Algeri, collegati tra di loro da catene di isolette.

Schermata 2016-08-30 alle 01.39.14Un’installazione video completa il progetto: due giovani algerini sono invitati a riscrivere la storia attraverso le immagini, i video e alcuni testi scritti da differenti leader dei movimenti che vi hanno abitato. L’intero lavoro invita a riflettere sulla storia, sulla sua trasmissione e sul tema dell’utopia rivoluzionaria e su come di questa oggi rimanga solo una fantasmatica presenza.

Che sia per riscrivere la storia che c’è stata o per capire la fatica e la stanchezza di chi ha deciso di darsi la possibilità di riscrivere la propria, i progetti di Bouchra Khalili forniscono materiale prezioso per comprendere alcuni passaggi cruciali dell’ultimo secolo e di cui oggi vediamo le naturali conseguenze.

In the hands of another, less rigorous artist, Khalili’s material could easily become patronizing, riddled with bad politics and oblivious privilege. But her attention to form is crucial. The works are spare, precise and capacious, and yet so much remains unseen, relegated to a space of storytelling that touches harsh politics and demands both empathy and imagination in response. As such, the works are a challenge, like a sea of meaning to navigate, or a coast of understanding to reach.

– Issue 143, Frieze (nov-dic 2011)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...