Kwon Young-Woo e il minimalismo coreano

These are a few of my favorite things cantava Julie Andrews in The Sound of Music, celeberrima versione cinematografica dell’omonimo musical datata 1966.
Tra le mie innumerevoli favorite things, c’è senza dubbio la scoperta di artisti fuori dall’ordinaria attenzione mediatica.
Nel mio peregrinare per il web, mi sono imbattuta in un’opera di Kwon Young-Woo (1926-2013), parte della prima generazione dell’arte moderna Sud Coreana e pioniere del movimento DansaekhwaÈ stato amore!

Sschermata-2016-09-09-alle-14-37-18ono gli inizi degli anni Settanta, la Repubblica di Corea vive sotto una dittatura militare e tutto, dai curriculum scolastici alle norme estetiche, è determinato dal potere.
Un gruppo di pittori cerca nell’arte una via di fuga, sfidando il passato coloniale e aspirando a un modernismo dal sapore un po’ più occidentale. Come spesso accade per necessità di catalogazione storiografica, l’unione informale di questi artisti senza nome è stata battezzata come Dansaekhwa, che può essere un po’ approssimativamente tradotto come pittura monocroma, su indicazione del critico Lee Yil che nel 1980 si riferiva così al grande gruppo di pittori non figurativi e amanti di colori “neutrali”.

We have to make a precise definition of what modernist art means in the context of modern Korean art. Unless we do, modern Korean art becomes an orphan in international art history.
While contemporary Korean art has been distancing itself from Western trends, it has been trying to establish a solid position in the world. This is one of its ambitions, and to achieve this urgent task, Koreans must establish their own identity.

Lee Yil, “On Working with Nature” *

Kwon si serve della carta tradizionale coreana, la hanji, prodotta con corteccia di gelso e la cui consistenza l’ha resa materiale prediletto da calligrafi e pittori orientali.
L’artista sceglie di usarla sia come superficie che come materiale scultoreo, strappando con le unghie le sue fibre e sviluppando così una sua propria poetica di gesti e movimenti: incolla, graffia, dipinge, sovrappone, rendendo una superficie piatta un supporto tridimensionale. Schermata 2016-09-09 alle 15.27.54.png

Kwon Young-Woo ha sviluppato una routine creativa capace di catturare le emozioni profonde imprimendole in materiali semplici e parte del suo bagaglio biografico, ma non per questo incapaci di rendere il messaggio universalmente riconoscibile, potente ed elegante. Gli artisti coreani attivi tra il 1960 e il 1980 hanno lavorato sotto differenti influenze stilistiche, in una situazione politica e sociale determinata, ove l’astrazione diventa sinonimo di sintesi e innovazione, mirando alla creazione di un linguaggio visivo intelligibile.

Il loro utilizzo di pattern ripetitivi ha permesso di enfatizzare, più che il soggetto, la forma: l’atto creativo, che è il vero fulcro della produzione artistica coreana. Non a caso la mostra dedicata al Dansaekhwa tenutasi alla Boghossian Foundation di Bruxelles questa primavera, si intitolava When Process Becomes Form.

Per la maggior parte di questi artisti, la modernità ha assunto un significato che si legge nelle parole indipendenza e modernizzazione, in più o meno velata critica alla globalizzazione. Forse essere moderni per loro non si è mai identificato col voler simili alla produzione artistica occidentale, come spiega Zoe Chun della prestigiosa Kukje Gallery, che nel 2015 ha ospitato una personale di Kwon Young-Woo esponendo 30 dei suoi lavori su carta prodotti tra il 1976 e il 1996.

I think it is important to note Korea’s past political, social and cultural aspects that are being discussed through Dansaekhwa. Instead of limiting this as a phenomenon solely for Korea or a culturally specific region, a distinctive point is that by revisiting this past culture, we are able to re-evaluate our present. Rather than placing juxtapositions of Western or Eastern, the artists and their works need to be read in a modern perspective through its original era.

-intervista del 31 ottobre 2015, BLOUIN ARTINFO

Untitled 1985.jpg

Insomma, anche se sono stati ispirati dai loro contemporanei occidentali, non ne hanno imitato le forme e lo stile, dando all’arte astratta un’interpretazione mediata dalla lente coreana.

L’attenzione mediatica per questa “metà  orientale del cielo dell’arte” è relativamente nuova. Il Dansaekhwa è stato a lungo riconosciuto come uno dei movimenti artistici più influenti della storia dell’arte contemporanea coreana, però è degli ultimi anni l’attenzione estera. Lo testimonia anche il mercato: un portavoce della Blum & Poe Gallery sottolinea come si sia registrato un incremento del 100-200% dei prezzi dal settembre 2014.

Anche se molti artisti fondamentali per lo sviluppo di questo movimento non hanno ricevuto il meritato plauso in vita, le grandi mostre degli ultimi anni correggono l’errore e donano vigore e meritato prestigio a uno degli sviluppi più significativi dell’arte orientale. A testimoniarlo troviamo eventi come Dansaekhwa presso Palazzo Contarini-Polignac durante la Biennale di Venezia 2015, o ancora il posto speciale che questi artisti occupano presso le prestigiose gallerie newyorkesi Tina Kim Gallery e Blum & Poe.

 

 

* Citazione tratta da: En Young Ahn, When Was Modernism in Korean Art, The Australian National University

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