Maurizio Galimberti: quando la fotografia incontra l’arte

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“Ho capito da subito che con la Polaroid, se guardavo alla Storia dell’Arte, riuscivo a trovare un mio linguaggio” –
queste le parole del celebre fotografo Maurizio Galimberti, recentemente intervistato da Radio Ca’ Foscari.

Sabato 17 settembre si è inaugurata alla Galleria Legart di Novara, la mostra Christo in polaroid. Scatti olimpici di Galimberti e, avendo alcune pregiatissime opere dell’artista praticamente sotto casa, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione.

Pare essere il momento di Galimberti, è infatti solo di qualche settimana fa la presentazione del libro fotografico Portraits, tenutasi mercoledì 7 settembre presso la Casa dei Tre Oci di Venezia. In questa occasione il mio amico, collega radiofonico e vero esperto del settore Giacomo Moceri, ha intervistato l’artista e, sulla scia di questa intensa chiacchierata, gli ho chiesto di parlarmi più approfonditamente della poetica fotografica di Galimberti.

“Quella di Maurizio Galimberti è una ricerca fotografica che, cominciata già nei primi anni Novanta, sembra muovere da quell’idea tipica del Dadaismo che ha spinto l’arte a svincolarsi dalla mera pratica manuale per conferire maggior vigore ed intensità all’atto mentale e progettuale che sta alla base di qualunque produzione artistica. Il tutto senza mai abbandonare la fotografia istantanea, un vero marchio di fabbrica per Galimberti. Sono infatti molteplici nei suoi scatti le contaminazioni artistiche e concettuali, dal fotodinamismo di Anton Giulio Bragaglia alla progettualità tipica del Futurismo di Umberto Boccioni, passando per il cinetismo di Marcel Duchamp fino ad arrivare alla poetica di Piet Mondrian.

Che si tratti di singletude (ovvero di scatti singoli), di mosaici o di ready-made, ciò che conta per Galimberti è la ricerca dell’istinto. Al di là delle diverse tecniche sperimentate in carriera, infatti, ciò che più risulta decisivo per l’artista (perché artista – e non fotografo – è la definizione che più si confà a Maurizio Galimberti) è lo stato d’animo, una particolare sensazione o situazione mentale che precede lo scatto e che favorisce il processo di manipolazione, determinando quindi un tipo di lavoro piuttosto che un altro. Il processo creativo di Galimberti, infatti, non si esaurisce con lo scatto: nel breve lasso di tempo che trascorre da quando si scatta a quando l’immagine si solidifica la creatività dell’artista può portare a risultati veramente incredibili.

Il segreto del successo di Maurizio Galimberti, stimato e ricercato in tutto il mondo per i suoi lavori, sta proprio nell’approccio molto intimo e del tutto personale allo scatto. Il medium fotografico non gli serve per riprodurre la realtà, quanto per filtrarla e re-interpretarla secondo la propria sensibilità e in dialogo con le diverse avanguardie artistiche che da sempre lo appassionano. Con le Polaroid singole ad essere esaltato è un elemento unico nella sua essenza, esaltato nella sua imperfezione, suscitando, in chi osserva, un effetto talvolta impressionista, talaltra metafisico, ma volendo anche surrealista. Anzi, ciò che Galimberti più ricerca è il surreale fotografato nel reale. La tecnica del mosaico, invece, ben risponde all’ossessione dell’artista nei confronti del ritmo e dell’equilibrio compositivo. Quanto invece ai ready-made, Galimberti si appropria di oggetti diversi, che possono essere cartoline, fotografie già esistenti, volantini pubblicitari, lettere, e ne tramuta la natura, interiorizzandoli e restituendoli all’osservatore filtrati dalla propria sensibilità, giocando quasi con la realtà, impossessandone e interagendo con essa.

Quello di Galimberti, come si è visto, può apparire come un gioco fatto di sperimentazione attraverso cui l’artista entra in diretto contatto con la realtà dei luoghi, dei volti, dei semplici oggetti, che, filtrati dal medium fotografico ed interiorizzati dal processo creativo, rivivono di vita propria”.

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Avete tempo ancora fino al 15 ottobre per visionare presso la Galleria Legart il ciclo di opere dedicate a Christo, oltre a due splendide composizioni di Polaroid del Flatiron di New York.

Insieme a Galimberti le opere di Susy Cagliero, Ugo Nespolo, Roberto Pegolo e Federica Zaffaroni. Si aggiungono gli ambienti suggestivi di Bruno D’Amicis e le pitture su polaroid di Andrea Greco.

 

Per ascoltare l’intervista integrale a Maurizio Galimberti, cliccate qui. Ringrazio Giacomo Moceri e Radio Ca’ Foscari per il prezioso contributo.
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