Boetti Londoner

Il 7 ottobre a Sotheby’s London sono andati all’asta due splendidi capolavori di Alighiero Boetti provenienti dalla collezione Paolo and Alida Giuli di Lecco, si tratta della mappa La primavera dell’anno millenovecentonovanta (aggiudicata per 1,325,000£) e Alternando da uno a cento e viceversa (341,000£).

L’interesse per uno degli artisti più influenti del Novecento non pare subire le influenze del tempo, anzi, non è raro imbattersi in interessanti mostre o eventi dedicati all’uomo che fece del ponte fra le culture, del linguaggio, della collaborazione e semplicemente del genio, il suo marchio di fabbrica.

Il 4 ottobre è stato presentato presso il prestigioso Courtauld Institute of Art di Londra il nuovo monografico Alighiero Boetti di Laura Cherubini per Tornabuoni Art, la sede londinese nell’omonima galleria fiorentina, specialista in artisti dell’avanguardia internazionale del XX secolo insieme alle principali figure storicizzate della realtà italiana.
Il panel tutto dedicato al Maestro è stato introdotto da un’ospite d’eccezione, la figlia Agata Boetti (il suo libro IL GIOCO DELL’ARTE, con mio padre Alighiero è il must have 2016 nella vostra libreria), presentata da Thomas Marks, editor dell’Apollo magazine, seguita poi da Andrea Bellini, direttore del Centre d’Art Contemporain di Ginevra.

La presentazione ha inaugurato la personale dedicata a Boetti presso la Galleria, nell’elegante quartiere di Mayfair. Passeggiando per le vie londinesi, nel mio recente weekend artistico, non ho potuto esimermi da fare una visita e abbracciare con gli occhi l’artista protagonista della mia tesi di laurea e mio primo, grande amore. Le opere in mostra fino al 24 gennaio sono splendide, luminose, piene dell’energia dirompente, ironica, giocosa di Alighiero. Se una delle sue mappe in vetrina ingolosisce e invita a entrare chiunque vi passi davanti, una splendida versione di Tutto del 1992-94 riempie una parete intera, facendoti sentire forse troppo piccoli davanti a quell’insieme gigantesco, attorcigliato, dinamico di figure, animali, numeri, colori.

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Foto di Tornabuoni Art

La parete di fronte presenta un’altra delle opere nella mia wishlist da collezionista futura: Mettere al mondo il mondo del 1972-73, è un 159 x 328 cm di biro, di lettere, di virgole, di codice, perché ad Alighiero non piaceva avere spettatori passivi.

Il Muro (letteralmente) più significativo però è rappresentato da quello al piano di sotto, un’opera concepita dallo stesso Boetti per il suo appartamento di Trastevere e che comprende materiale raccolto dal 1970 al 1994, anno della sua morte. I 74 pezzi, di cui 15 dell’artista stesso e mai andati in mostra fino al 2013, comprendono disegni della figlia Agata con fotografie di lei bambina, regali di amici, stralci di giornale, come la prima pagina del Kabul Times che annuncia la morte di Picasso. Lavoro artistico e fonte di ispirazione, questa collezione di ricordi dimostra come la vita dell’artista fosse essa stessa la sua opera d’arte.

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Foto di Tornabuoni Art

La mostra punta a dimostrare l’evoluzione della sua poetica comprendendo cicli di opere molto diversi tra loro, come il celebre Manifesto, insieme a DamaLa natura una faccenda ottusa.

Alighiero Boetti è ancora tra noi, resiste negli studi che continuano a dedicargli (esperti e critici ancora si interrogano sull’ermetico significato dei simboli che accompagnano i nomi più illustri dell’arte povera nel sopra citato Manifesto), nelle mostre, nelle monografie e nei libri di successo dedicati non solo all’artista, ma soprattutto all’uomo, che continua a essere fonte di ispirazione anche per le generazioni più giovani.

Un esempio è Gabriele De Santis, classe 1983, artista concettuale e pittore la cui ricerca si concentra sul sovvertimento del contesto di inserimento degli oggetti, che sottratti al loro naturale ambiente, vengono trasposti in quello delle belle arti. Il suo ciclo di opere andato in mostra esattamente un anno fa alla Galerie Chez Valentin di Parigi esemplifica questa sua attitudine e lo fa attraverso la metafora dello sport: De Santis esamina la mitologia dell’artista intersecandolo a quella di concorrente e  atleta, che al giorno d’oggi tende a confondersi spesso con quella della star e dell’eroe, in un’abitudine tipica odierna alla spettacolarizzazione, all’intrattenimento, all’idolatria. E se appese alla panchina di un immaginario spogliatoio dell’A.S. Roma ci sono le maglie di Boetti, Burri, de Dominicis, Fontana, Manzoni, Merz, l’analisi si fa ancora più interessante. A noi però, per ora, interessa sottolineare una cosa: Boetti ha la maglia numero 10… a voi le conclusioni!

 

 

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